Pubblicato da: jlm | settembre 27, 2008

Captain Beefheart / Dachau Blues

Titolo: Dachau Blues
Autore: Captain Beefheart & His Magic Band
Album: Trout Mask Replica (1969)

Eccoci finalmente a parlare di uno degli artisti più sconvolgenti della storia del rock e sicuramente dell’arte del novecento: l’opera di Donald Van Vliet (questo il vero nome del Capitano), oltre alla musica, abbracciò anche la scultura e soprattutto la pittura.

Personaggio eccentrico e istintivo, burbero e sardonico (ma anche divertente; guardate questa intervista da Letterman) è diventato con il passare degli anni uno dei nomi più noti del circuito alternativo musicale, diviso tra chi lo ama (fra questi anche Matt Groening, creatore dei Simspons), chi lo considera il miglior artista rock, e chi invece ritiene le sue produzioni completamente sconclusionate e inascoltabili. Ma è ormai assodato che una consistente parte della critica (a partire da Lester Bangs) ritenga Beefheart una figura fondamentale e Trout Mask Replica – la sua opera fondamentale – uno dei dischi più importanti del rock.

L’approccio con Captain Beefheart può essere spiazzante, perché si entra in un mondo dove le coordinate e i resti di blues, free-jazz, ritmi africani e cenni di garage si scontrano tra loro: è come guardare un caleidoscopio, o entrare in una stanza dove le pareti vanno in frantumi e soffitto e pavimento si invertono continuamente.

Trout Mask Replica toglie punti di riferimento, con la batteria che tiene un tempo tutto suo, gli intrecci delle acidissime chitarre completamente indipendenti, e la voce di Beefheart, così magnificamente estratta dal deserto, che dirige la Magic Band cantando e ringhiando come un lupo solitario al chiaro di luna. L’opera svetta anche a livello testuale, passando in rassegna i temi più disparati (amore, sessualità, politica, nonsense e l’olocausto, come in Dachau Blues) grazie alle sue associazioni stralunate e un’attenzione maniacale agli aspetti fonetici della parola.

Non so se sia effettivamente il più grande disco di rock mai realizzato; certamente verrà con me dall’altra parte del mondo.

Link: sito ufficiale ; scheda su Ondarock, scheda di Piero Scaruffi; speciale sulle Band influenzate dal Capitano

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