Pubblicato da: ricky | giugno 3, 2008

Primavera Sound Festival – I commenti a caldo / 1

Rieccoci online dopo la cinque giorni spagnola. Il festival, diciamolo subito, è stato all’altezza delle aspettative, per quanto continui a essere affetto da assurdi problemi organizzativi (un’ossessione, tutta spagnola, per le file inutili, una location sterminata e difficile da gestire, orari dei concerti ai limiti del masochismo). Sui cinque palchi del Forum del mar e dell’auditorium si sono alternati decine di artisti da tutto il mondo. Come sempre, ci sono state conferme, sorprese e, per quanto rare, anche alcune delusioni. Eccovi allora le nostre pagelle (oggi le mie, domani quelle di jlm):

Miglior concerto
PORTISHEAD: Esibizione ai limiti della perfezione, in cui hanno trovato spazio tanto i pezzi nuovi quanto i vecchi classici, riproposti in versione talvolta completamente riarrangiate (su tutti una Wandering Star veramente da urlo. Pubblico magnetizzato dalla performance di Beth Gibbons e dalla classe alla chitarra di Adrian Utley. (9/10)

Gran premio della giuria 😉
ANIMAL COLLECTIVE: avevo sempre sentito parlare molto bene dei loro live act, ma vedere con i miei occhi le loro canzoni dipanarsi sotto forma di jam acide, ipnotiche e tribali ha attribuito ai pezzi, che pure ben conoscevo, una dimensione del tutto nuova e inaspettata. Come se l’esibizione dal vivo avesse liberato un potenziale che nell’ascolto su disco avevo sempre soltanto intuito, ma mai veramente assimilato. (8,5/10)

Sorprese
HOLY FUCK: abbiamo scherzato molto nei giorni scorsi per via del loro nome, ma se c’è stato un concerto veramente trascinante, è stato quello di questi quattro ragazzi canadesi. Delirio collettivo sulle note del pezzo di chiusura (Lovely allen), chiusosi con invasione del palco da parte del pubblico e cori spontanei inneggianti “Ho-ly Fuck, ho-ly fuck”. (8/10).

VAMPIRE WEEKEND: tutto l’hype intorno a questo gruppo newyorchese è giustificato e meritato. Perfetta tenuta del palco, ottima esecuzione live, canzoni che rendono persino meglio che su disco. (8/10)

GO! TEAM: personalmente, la più grossa sorpresa del festival, dal momento che li conoscevo poco più che per sentito dire. Spontanei, colorati, decisamente simpatici: uno degli act che mi hanno lasciato un ricordo più vivido. (8/10)

Conferme
EXPLOSIONS IN THE SKY: esibizione cominciata in sordina, ma terminata con un trittico di canzoni veramente esaltante. Abilità strumentale eccezionale, presenza scenica insolitamente loquace per un gruppo di post-rock. Applausi a scena aperta per l’esecuzione di una tiratissima The birth and death of the day. (7,5/10)

WHY?: concerto molto professionale, senza grandi impennate emotive, ma condotto in modo impeccabile dalla prima all’ultima canzone. Ottima anche la scaletta, che ha pescato il meglio di entrambi gli album dell’ex membro dei cLOUDDEAD (presentatosi in quest’occasione con il gesso al braccio destro). (7/10)

MGMT: ero tentato di metterli tra le delusioni, ma un paio di elementi hanno infine permesso a questa band newyorchese di raggiungere la sufficienza. Primo, l’innegabile istrionismo del frontman, abbigliato come un improbabile incrocio tra un Hippy e un membro a vostra scelta degli Wham. Secondo l’esecuzione di Kids, uno degli highlight di tutto il festival. (6/10)

Delusioni
NOTWIST: non mi sarei mai aspettato di doverli mettere in questa categoria. Sarà che il loro era uno dei concerti che più attendevo, ma la prestazione del gruppo tedesco è stata costantemente sotto le righe, fiacca, svilita da arrangiamenti troppo acustici e poco elettronici. Buona l’esecuzione finale di alcuni pezzi storici come This roomPilot, ma nel complesso troppo poco per una band che non si esibiva da parecchio tempo. (5,5/10)

ELLEN ALLIEN: dj-set privo di verve, che mi ha instillato la spiacevole sensazione che la sua stella si stia lentamente avviando sul viale del tramonto. La berlinese è sembrata troppo lontana dai gusti del pubblico, quasi rintanata nella sua idea di una minimal-techno più da ascolto che da ballo. (5/10)

CAT POWER: più che un concerto, una tortura. Niente da eccepire sulle qualità vocali e sull’abilità strumentale della Delta blues band, ma un concerto che non prevede alcun pezzo di You are freeWhat the community would think? (a fronte di un numero esorbitante di cover provenienti dal suo ultimo lavoro) è un vero insulto ai fan. (4/10)

APPARAT: non è stato il weekend dei gruppi tedeschi. L’esibizione di Apparat, tuttavia, la serberò a lungo nella mia memoria come una delle più grosse delusioni musicali mai capitatemi. Penalizzati da un soundcheck tormentato e, dopo 30 minuti di attesa, sistemato alla meno peggio, la band tedesca guidata da Sascha Ring ha evidenziato tuttavia una pessima resa live di una decina di pezzi che, su disco, suonavano decisamente più brillanti e travolgenti. Rimane il fortissimo dubbio che quella live non sia la dimensione adeguata per un personaggio che, tutto sommato, si è affermato principalmente nel campo dei dj-set. A testimonianza di un tour non andato per il meglio, scintille di nervosismo tra i componenti della band sul finale del concerto. (3/10) 

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Responses

  1. ma come! i Notwist tra le delusioni proprio non me li aspettavo…

  2. dillo a me…


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