Pubblicato da: ricky | aprile 30, 2008

King Crimson / Epitaph

Titolo: Epitaph
Autore: King Crimson
Album: In the court of the crimson king (1969)

Chi conosce un po’ i miei gusti musicali sa benissimo che non sono un grande amante dei “mitici gruppi anni ’60-70”, ossia di tutte quelle band che mi ostino, forse in un impeto di pura ignoranza, a liquidare come dinosauri (trovandomi peraltro in buona compagnia in questa redazione). Beatles, Rolling Stones, Who e, appunto, King Crimson sono certamente icone leggendarie, ma non fanno per me.

C’è tuttavia un’eccezione di rilievo, un disco per il quale nutro un profondo rispetto e un’ammirazione che sconfina nell’adorazione. Se dovessi salvare un solo LP degli anni ’60 non mi lancerei sul disco con la banana di Warhol, ma sul volto trasfigurato dall’angoscia che domina la copertina di In the court of the crimson king (1969), capolavoro assoluto del progressive-rock e insuperato vertice compositivo della coppia Robert Fripp/Greg Lake. I due, coadiuvati qui da Michael Giles a Ian Mc Donald, non avrebbero infatti più raggiunto questi livelli, né con i King Crimson, né nelle rispettive successive carriere (il primo come solista, il secondo con gli Emerson, Lake & Palmer), perdendosi in un autocompiacimento strumentale che, specie nel caso di Fripp, avrebbe sfiorato più volte il puro onanismo mentale.

Per comprendere il fanatismo che nutro per questo album, basta ascoltare canzoni eccezionali come I talk to the wind, con la sua tenera melodia accompagnata dal flauto di Mc Donald, o 21th Schizoid Century man, con il suo andamento sempre spiazzante, in billico tra melodia, free form e rumorismo. Ma a mio parere il vero pezzo killer è Epitaph, una sorta di concerto per voce solista e mellotron (lo strumento che permette di emulare il suono di un’orchestra). E’ proprio un impetuoso vortice sonoro del mellotron ad aprire il pezzo, prima di lasciare momentaneamente spazio ad una dolente e malinconica melodia, cantata da Lake in un tono quasi declamato. 

LINK: scheda dell’album e monografia su Ondarock, testo della canzone

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Responses

  1. Vi seguo (quasi) quotidianamente. In silenzio, evidentemente. Stamattina non posso fare a meno di lasciare un commento “di parte”, perchè mi riesce un pò difficile considerare, i King Crimson, dinosauri del rock.
    Magari! vorrebbe dire che sono proprio tanti ad apprezzare la buona musica.
    Sicuramente negli anni ’70 avranno avuto un largo seguito, ma elitario e credo che, siano pochi appassionati, tra i giovani, ad apprezzarli ancora.
    Ovviamente, nella mia classifica (i gruppi che maggiormente hanno influenzato la mia formazione musicale) sono al primo posto. La loro musica mi ha aperto altri scenari, il jazz e la passione per Bela Bartok.
    Grandi professionisti (un pò tutti quelli che si sono succeduti nella formazione) i King Crimson.
    Buona giornata
    a.

  2. ciao angela! in effetti dei gruppi che ho citato i KC sono certamente i meno conosciuti e commercialmente sfruttati. Però credo siano davvero stati (e forse lo sono persino di più oggi) icone leggendarie di quel periodo. Se pensiamo ad un album di progressive-rock, ci viene quasi automaticamente in mente “in the court of the crimson king”. Un album che tuttavia, come si sarà capito, ovviamente non considero da dinosauri, in quanto mi sembra che la sua influenza e la sua capacità di dire qualcosa di nuovo anche alle nuove generazioni sia tutt’altro che… estinta.
    Grazie di seguirci e fatti risentire presto!

  3. chissà perché con quel “trovandomi peraltro in buona compagnia in questa redazione” mi sento chiamato in causa!

  4. e con me, angela, hai i ringraziamenti di tutta la redazione!a presto!
    ps: i king crimson li stavo giusto riascoltando di recente, bravo ricky!

  5. ah, ovviamente, vi seguo, conoscendo (pure giggidag, ho il cd!) e scoprendo o approfondendo.
    l’dea del blog mi piace (giuro, poi non vi farò più complimenti)
    buona giornata

  6. se poi posso fare un’osservazione dotta, il tuo blog riprende il titolo di un album di Coltrane


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