Pubblicato da: jlm | aprile 19, 2008

Public Enemy / Don’t Believe the Hype

Titolo: Don’t believe the Hype
Autore: Public Enemy
Album: It Takes A Nation Of Millions To Hold Us Back – 1988

Una storia dell’hip hop e della musica rock in generale non può prescindere dai Public Enemy. Anche se alcuni gruppi hanno superato e innovato il linguaggio del duo newyorkese, i Public Enemy, grazie anche al loro It takes a nation of a million to hold us back – album che già enunciava la potenza del loro messaggio – hanno assunto lo status di classico.

I Public Enemy stanno all’hip hop come i Rolling Stones stanno al rock. L’importanza del loro secondo album oltrepassa il lato puramente musicale per affermarsi come una summa dei disagi della comunità nera verso la fine degli anni 80′. Chuck D (autore di gran parte dei testi, vera mente del gruppo), Flavor Fav (co-autore dei testi, voce rauca, ciondoli improbabili, ma anche controparte comica, buffone di scena e intrattenitore delle masse) e Terminator X (maestro ai piatti) hanno rappresentato la voce di protesta dei ghetti e degli slum neri: voce che talvolta usciva dal disco e traboccava nella vita reale, causado pesanti disordini nelle strade, grazie anche all’apporto di una specie di polizia privata formata dalla loro crew. La loro attività si meritò l’attenzione da parte del FBI, soprattutto grazie alle sortite antisemite di Professor Griff, coreografo, breaker e figura di spicco della band, almeno agli esordi. La folla e le masse nere saranno sempre al centro dell’immaginario figurativo dei PE: in alcuni loro video, i due Mc vengono colti al centro di un ghetto o di un quartiere nero, nell’atto di intrattenere e di arringare le folle.

Don’t believe the hype è uno dei pezzi più significativi e tecnici dell’album, costruito sulle basi “secche” e i campionamenti a piene mani di funk, ma soprattutto sulle liriche al vetriolo dei due Mc, autori di un’autentica call to action nei confronti del loro pubblico: non credere all’hype mediatico e alla falsa immagine trasmessa dai media. Accusati talvolta di essere stati guidati dal movimenti antisemiti dei Black Muslim (da cui Chuck D ha preso più volte le distanze in numerose interviste), I Public Enemy si scrollano di dosso l’immagine di sobillatori per costituirsi come autentica coscienza politica, puntando il dito contro quello che – secondo loro – è il vero “nemico pubblico”, i media: You believe it’s true, it blows me through the roof / Suckers, liars get me a shovel/Some writers I know are damn devils/For them I say don’t believe the hype (Tu credi che sia vero, e questo mi fa gonfiare di rabbia/ Perdenti, bugiardi, datemi una pala / Alcuni scrittori di mia conoscienza sono il vero male/ Per loro dico: don’t believe the hype).

Link: sito ufficiale, testo di Don’t believe the hype

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