Pubblicato da: flavia | settembre 30, 2008

LAVORI IN CORSO

Dailytrackreport si rifa il trucco: l’assenza di nuove proposte musicali negli ultimi giorni è giustificata dalla volontà di dare sfogo alla nostra creatività e rinnovare un po’ la veste del sito.

Torneremo presto dopo il restyling!

Pubblicato da: jlm | settembre 27, 2008

Captain Beefheart / Dachau Blues

Titolo: Dachau Blues
Autore: Captain Beefheart & His Magic Band
Album: Trout Mask Replica (1969)

Eccoci finalmente a parlare di uno degli artisti più sconvolgenti della storia del rock e sicuramente dell’arte del novecento: l’opera di Donald Van Vliet (questo il vero nome del Capitano), oltre alla musica, abbracciò anche la scultura e soprattutto la pittura.

Personaggio eccentrico e istintivo, burbero e sardonico (ma anche divertente; guardate questa intervista da Letterman) è diventato con il passare degli anni uno dei nomi più noti del circuito alternativo musicale, diviso tra chi lo ama (fra questi anche Matt Groening, creatore dei Simspons), chi lo considera il miglior artista rock, e chi invece ritiene le sue produzioni completamente sconclusionate e inascoltabili. Ma è ormai assodato che una consistente parte della critica (a partire da Lester Bangs) ritenga Beefheart una figura fondamentale e Trout Mask Replica – la sua opera fondamentale – uno dei dischi più importanti del rock.

L’approccio con Captain Beefheart può essere spiazzante, perché si entra in un mondo dove le coordinate e i resti di blues, free-jazz, ritmi africani e cenni di garage si scontrano tra loro: è come guardare un caleidoscopio, o entrare in una stanza dove le pareti vanno in frantumi e soffitto e pavimento si invertono continuamente.

Trout Mask Replica toglie punti di riferimento, con la batteria che tiene un tempo tutto suo, gli intrecci delle acidissime chitarre completamente indipendenti, e la voce di Beefheart, così magnificamente estratta dal deserto, che dirige la Magic Band cantando e ringhiando come un lupo solitario al chiaro di luna. L’opera svetta anche a livello testuale, passando in rassegna i temi più disparati (amore, sessualità, politica, nonsense e l’olocausto, come in Dachau Blues) grazie alle sue associazioni stralunate e un’attenzione maniacale agli aspetti fonetici della parola.

Non so se sia effettivamente il più grande disco di rock mai realizzato; certamente verrà con me dall’altra parte del mondo.

Link: sito ufficiale ; scheda su Ondarock, scheda di Piero Scaruffi; speciale sulle Band influenzate dal Capitano

Pubblicato da: flavia | settembre 26, 2008

Puressence/Traffic jam in memory lane

Titolo: Traffic jam in memory lane
Autore: Puressence
Album: Puressence (1996)

Don’t forget to remember, titolo dell’ultimo album dei mancuniani Puressence, sembra un appello agli ascoltatori affinché non lascino cadere nell’oblio tanti anni di onorata carriera artistica (suonano dal 1991). Gli elementi caratteristici della loro musica, nata all’interno del calderone brit-pop degli anni 90, non sono cambiati: non ha perso tono e limpidezza la voce di James Mudriczki, non è stato abbandonato il lirismo e ogni strofa vanta ancora un ritmo vivace.

C’è dunque una forte continuità tra i dieci brani di Don’t forget to remember e quelli degli esordi, come questa Traffic jam in memory lane (vicinanza anche semantica, visto che la memoria è di nuovo protagonista). Chissà se, complice anche il premio vinto nel 2008 come Best Album by a Manchester Artist, i Puressence riusciranno finalmente a farsi ricordare.

Link: sito ufficiale; pagina MySpace

Pubblicato da: ricky | settembre 25, 2008

Benny Benassi / Satisfaction

Titolo: Satisfaction
Autore: Benny Benassi
Album: Satisfaction Single (2002)

Ok, questo è un video che non può mancare tra quelli raccolti dal nostro blog. No, sul serio. Ci sono almeno tre buoni motivi.

1) Benny Benassi è un eccellente dj, specializzatosi in una techno-dance che, nella migliore tradizione italiana, pompa i bassi a livelli parossistici e suona basi irresistibili con quel sorriso ironico di chi sa benissimo di avere esagerato un’altra volta.

2) Satisfaction non è soltanto un hit da discoteca, è anche e soprattutto un’icona, per quanto estremizzata, del sound che ha dominato i club mitteleuropei, da Londra a Berlino, da Lione a Milano. E’ un pezzo che, pur nel suo incidere sardonico, riassume molti stilemi della musica electro e li rielabora in chiave commerciale e orecchiabile.

3) Il video è un capolavoro del trash e un filmato culto della generazione youtube. L’idea di un videocatalogo di attrezzi da lavoro le cui dimostrazioni sono affidate a discinte e formose signorine è divertentissima. All’idea, poi, fa seguito una realizzazione, dal punto di vista filmico, che traduce perfettamente in immagini il sound sexy ed eccessivo del pezzo di Benny Benassi.

Pubblicato da: jlm | settembre 24, 2008

Minor Threat / Minor Threat

Titolo: Minor Threat
Autore: Minor Threat
Album: Minor Threat (Ep, 1981)

I Minor Threat sono stati musicalmente la quintessenza dell’hardcore americano e una dell’esperienze fondamentali del rock alternativo. Capitanati da Ian MacKaye (già incontrato con i Fugazi), i Minor Threat erano più integralisti e minimali nel suono rispetto ai successori, rasentando momenti di pura ferocia e trasmettendo con la loro musica quei sentimenti di asocialità e incomprensione verso il mondo adulto tipici della loro gioventù (e forse di tutte le giovani generazioni).

Minor Threat, il loro inno, ruota intorno a questo tema (la barriera, l’ingresso nel mondo adulto “Cause I know we’re all heading for that adult crash / [..] I might be an adult, but I’m a minor at heart“), potenziato dal loro hardcore spregiudicato e sempre sincero, dove tutto si esaurisce nel giro di un minuto o poco più.

Il video che vi mostriamo, con questi hardcore kids che suonano i Minor Threat, è uno dei più divertenti su youtube, e mostra molto fedelmente come saranno i miei figli. La canzone vera potete sentirla qua.

Link: monografia su Ondarock

Pubblicato da: flavia | settembre 23, 2008

The Verve/Noise Epic

Titolo: Noise Epic
Autore: The Verve
Album: Forth (2008 )

Quanti di voi saprebbero canticchiare Bitter Sweet Symphony? Penso tutti, a prescindere dai vostri gusti musicali. Da quello storico e dolceamaro violino e dagli altrettanto noti brani di Urban Hymns (Lucky Man e The Drugs don’t work, tanto per citarne alcuni) sono passati undici anni, durante i quali abbiamo assistito allo scioglimento del gruppo nel 1999 e al grande ritorno di Richard Ashcroft e Nick Mc Cabe solo nel 2007. Forth, appunto. Il quarto album.

Non so quanto possano considerarsi alternativi i Verve (quando li ascoltavo a 16 anni mi sentivo molto alternativa, ma erano altri tempi…) ma di sicuro in questo ultimo lavoro hanno saputo rinnovarsi e andare Forth, avanti. Avanti verso una dimensione di sonorità siderali e psichedeliche (alcuni lo chiamano space rock), avanti verso brani di ampio respiro, distesi tra l’antico e il moderno, come Noise Epic (che raggiunge gli otto minuti). Una reunion che forse durerà il tempo di queste dieci canzoni. Ma nel dubbio intanto ascoltiamole.

LINK: sito ufficiale; pagina MySpace

Pubblicato da: ricky | settembre 22, 2008

My bloody valentine / Only shallow

Titolo: Only Shallow
Autore: My bloody valentine
Album: Loveless (1991)

Pochi sanno che Loveless, seconda e ultima fatica dei dublinesi My bloody valentine, è uno degli album più costosi della storia della musica indipendente. La sua lavorazione, di per sé travagliata, è stata infatti seguita da un estenuante anno di post-produzione, durante il quale Kevin Shields, leader della band e genio della manipolazione acustica, ha sovrainciso i nastri delle registrazioni, sperimentando ogni possibile tecnica fino a quel momento conosciuta.

Il fatto curioso è che, ad un orecchio inesperto, potrebbe sembrare che il milione di sterline che ha finanziato la produzione di Loveless sia stato completamente sprecato. Se si ascolta la traccia che apre l’album, Only shallow, i volumi sembrano tutti sballati, le voci non staccano dal muro sonoro degli strumenti, le sventagliate di chitarre sono deturpate da improvvisi tremoli e deformazioni. Perplessi anche voi? Benvenuti nel mondo dello shoegazing, una corrente del rock che affonda le radici negli anni ’80 (in particolar modo nel sound dei Jesus and Mary chain), trova la sua massima maturità proprio con i lavori dei My bloody valentine, per poi diffondersi a macchia d’olio negli anni ’90 e Duemila.

La musica dei My bloody Valentine rappresenta uno dei rari casi nei quali l’uso dell’aggettivo seminale non è a sproposito. Pochi album hanno influenzato e contaminato la musica contemporanea come Loveless. Nelle sue atmosfere eteree e impenetrabili, nel suo rock violento ma catartico, nelle sue forme allo stesso tempo semplici e labirintiche, si cela infatti un segreto che continua ad affascinare chiunque decida di dedicare un po’ di tempo a questo disco.

LINK: monografia su Ondarock

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