Titolo: Point of disgust
Autore: Low
Album: Trust (2002)
Conosco la discografia dei Low a menadito, ma, paradossalmente, quando mi è capitato di sentire Point of disgust durante una puntata della serie tv britannica Skins, ho passato cinque lunghi minuti prima di riuscire a ricordare chi fosse il gruppo che aveva scritto questa splendida canzone. Alzheimer incipiente? Probabile, ma non solo. Il fatto è che, nella mia mappa mentale del rock contemporaneo, i Low sono quelli dello slow-core, di quel genere anemico e (apparentemente) apatico di cui la band di Minneapolis ha scritto il capolavoro assoluto (I could live in hope, 1994).
Di fronte alle note piene di passione e tenerezza di Point of disgust, di fronte alla voce imperfetta ma vibrante di Mimi Parker, ho per un attimo dimenticato la grandezza di questo gruppo, che ha trovato nella povertà di mezzi quasi ascetica dello slow-core il veicolo principe per mettere in musica la propria idea di spiritualità, ma che non per questo ha disdegnato la sperimentazione di altre strade, altre forme, altri generi. Ricordando così a tutti che i gruppi non andrebbero categorizzati secondo il genere d’appartenenza, ma, se mai fosse possibile descriverla con le parole, secondo la visione del mondo che essi mettono in musica.
LINK: monografia di Ondarock
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