Titolo: Sarastuskävijä
Autore: Tenhi
Album: Maaäet (2006)
Oggi ci addentriamo in un ascolto talmente alternativo da far invidia persino al mio esimio collega. Mi pare infatti che la proposta odierna, a base di dark-folk finlandese, possa rivaleggiare giusto con la band di simpatici dervisci turchi scovata da jlm qualche tempo fa.
I Tenhi sono una delle classiche perle sommerse dell’underground di questi anni 2000, nei quali è ormai diventato fisicamente impossibile ascoltare anche soltanto un decimo di tutti i cd che vengono prodotti annualmente. Necessariamente si finisce per tralasciare qualche tesoro, salvo poi recuperarlo improvvisamente quando, presto o tardi, l’onda lunga della blogosfera ne riconoscerà il valore.
Pur non avendo (almeno finora) beneficiato di tale riconoscimento, i Tenhi, trio di polistrumentisti finlandesi, hanno incantato buona parte della critica internazionale con il loro quinto album (Maaäet), facendosi così conoscere per la prima volta al di fuori dei confini della loro nazione e del loro genere musicale.
Maaäet, bisogna dirlo, non è un disco semplice. Le soddisfazioni arrivano soltanto dopo alcuni ascolti, quando la fitta coltre di mistero ed esoterismo emanata dalla musica comincia a diradarsi, rivelando un universo ipnotico ed affascinante. L’elemento centrale è costituito dalla voce di Tyko Saarikko, il cui recitato grave e solenne è simile a quello di un rituale sciamanico. L’effetto, acuito dai suoni oscuri e insoliti della lingua finlandese, è assolutamente straniante: a tratti sembra di assistere ad uno dei riti oscuri di Sauron ne “Il signore degli anelli”.
L’accompagnamento strumentale attinge a piene mani al repertorio popolare scandinavo, passandolo tuttavia al setaccio di diversi generi musicali, tra i quali il folk e il post-rock giocano sicuramente i ruoli più importanti. In Sarastuskävijä (forse non la traccia più significativa dell’album, ma putroppo anche una delle poche disponibili su Youtube) l’arpeggio di pianoforte immerge il brano in un’atmosfera di gelida immobilità, sulla quale si innesta uno dei tipici recitati di Saarikko. I violini scaldano un po l’atmosfera nel finale, soffiando un alito di speranza e di romanticismo nel tetro cerimoniale inscenato dai tre finlandesi.
LINK: monografia su Ondarock
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