TITOLO: Punk Islam
AUTORE: CCCP Fedeli alla linea
ALBUM: Ortodossia II (1985)
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Cercare di condensare quella che fu l’esperienza dei CCCP in poche righe risulta quasi impossibile. Abbiamo parlato d’esperienza non a caso: il cammino intrapreso infatti dalla band emiliana trascende l’aspetto musicale, per costituirsi come linea di pensiero politica, militante e geograficamente situata. Prendiamo uno dei loro primi manifesti, Punk Islam, capace di chiarire i tratti distintivi del gruppo: atmosfera oscura, debitrice della scena industrial tedesca, e canto recitato dal tono profetico sempre in primo piano. Qui la musica diventa il livello d’espressione di un luogo al tempo stesso reale – Kreuzberg, Berlino Ovest, punto di partenza del gruppo, quartiere dalla forte presenza turca ma anche di punk e artisti – ed evocato, ovvero Istanbul, ponte ideale tra Europa e Asia. Entrambi sono luoghi di frontiera e di confronto: Kreuzberg, territorio di confine ai tempi del muro che separava l’Europa in due blocchi ideologici, e Istanbul, la capitale dei diversi imperi, ideale crocevia di culture e religioni diverse e a volte antitetiche. Fusione degli opposti che trova compimento nella musica dei CCCP, capaci di produrre uno strano ibrido come il punk (di matrice chiaramente occidentale) filo-sovietico, dove in reltà il fine era celebrare uno stile di vita e una “militanza” prettamente locale (ovvero emiliana) fatta d’impegno, ironia, ma anche di tanta ingenuità, enunciata al massimo grado nel verso “Allah è grande e Gheddafi è il suo profeta!“.
Link: scheda su Ondarock, scheda su Wikipedia, testo della canzone
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