Posted by: ricky | Maggio 18, 2008

Mgmt / Time to pretend

Titolo: Time to pretend
Autore: Mgmt
Album: Oracular spectacular (2008 )

Per farvi capire che razza di personaggi siano i Mgmt non starò a tediarvi con racconti relativi alla loro storia personale e musicale. Ben più autoesplicativo è infatti il materiale iconografico prodotto da questa band del Connecticut. Date un’occhiata ad esempio alla cover del loro primo album (Oracular spectacular) e già vi sembrerà di sentirli: folli, acidi, orgogliosamente kitsch, sull’orlo di un delirio psichedelico. 

Con il loro primo singolo, Time to pretend, i Mgmt hanno immediatamente gettato le basi per uno (non)stile eccessivo, colorato, ipnotico e danzereccio, marcando un territorio nel quale si incontrano band e artisti tra loro distanti anni luce: i Queen e i Flaming Lips, Prince e i Klaxons. E la particolarità dei Mgmt sta proprio qui: che non lavorano di sintesi, ma di accumulo, componendo canzoni che sono pastiches informi, esuberanti, ma, forse proprio per questo, tremendamente divertenti.

LINK: pagina su Myspace

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Posted by: flavia | Maggio 17, 2008

Lynyrd Skynyrd /Simple Man

Titolo: Simple Man
Autore: Lynyrd Skynyrd
Album: Pronounced Leh-Nerd Skin-Nerd (1973)

Ecco un altro gruppo non semisconosciuto o alternativo. Però la canzone che propongo, estratta dall’album d’ esordio del 1973, Pronounced Leh-Nerd Skin-Nerd, è di sicuro meno blasonata di Sweet Home Alabama o dell’assolo di chitarra di Freebird. E’ uno di quei casi in cui, solo ascoltando l’attacco, mi chiedo perché non ho imparato a suonare qualche strumento. Almeno la chitarra.

I Lynyrd Skynyrd, originari della Florida, sono ormai un classico dell‘hard rock/southern rock e vengono ricordati anche per le sfortunate vicende di cui sono stati protagonisti. Nel 1977 infatti, tre membri del gruppo, tra cui il cantante e compositore Ronnie Van Zant, morirono in un tragico incidente aereo. Il gruppo si sciolse e scomparve dalla scena musicale fino alla fine degli anni 80, per poi ricostituirsi con il fratello minore di Van Zant, Johnny.

Simple man è dedicata a una madre che tenta di dare consigli di vita al proprio figlio (take your time…don’t live too fast, troubles will come and they will pass. Go find a woman and you’ll find love, and don’t forget son, there is someone up above).Il racconto si snoda attraverso una struttura melodica ricca (il gruppo si serve di tre chitarre) ed equilibrata. Senza dimenticare la componente emotiva.

Link: sito ufficiale; testo della canzone

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Posted by: jlm | Maggio 16, 2008

De La Soul / Eye Know

Titolo: Eye Know
Autore: De La Soul
Album: Three Feet High And Risin (1989)

Dopo i post dedicati a Public Enemy e A tribe Called Quest, un’ideale rassegna dei classici del genere non poteva tralasciare i De La Soul. Il trio di New York, composto da Kelvin Mercer (Posdnuos, Mercenary, Plug Wonder Why, Plug One), David Jude Jolicoeur (Trugoy the Dove, Dave, Plug Two) e Vincent Mason (P.A. Pasemaster Mase, Maseo, Plug Three), formatosi al liceo, contribuì con i primi lavori a definire una nuova estetica dell’hip hop, soprattutto in virtù del messaggio positivo e unificante che proponevano che si contrapponeva in maniera antitetica ai temi classici dell’hip hop (violenza tra gang e interculturale, machismo e soldi facili). Da questo punto di vista, i De La Soul riassumevono la raffinatezza degli ATCQ (con cui condividevano la provenienza, ovvero la posse dei Native Tongues) e l’impegno (orientato positivamente, però) dei Public Enemy.

Come spesso accade per numerosi gruppi, l’album di debutto è il punto più alto della carriera: su Three Feet High And Risin scorrono classici del genere, come Eye Know, dove il lavoro di assemblaggio dei sample (attraverso cut and paste veramente innovativi, capaci di spaziare dal funk anni 70 al pop-rock di stampo psichedelico) di valore assoluto. Ancora sulla scena, saranno in Europa quest’estate, partecipando al Primavera sound festival di Barcellona insieme ai Public Enemy.

Link: pagina Myspace, testo della canzone

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Posted by: ricky | Maggio 15, 2008

Youssou N’Dour & Neneh Cherry / 7 seconds

Titolo: 7 seconds
Autore: Youssou N’Dour & Neneh Cherry
Album: The guide (1994)

Lo so che questa è famosa. Talmente famosa che ancora oggi, a quasi quindici anni dall’uscita del singolo, le radio non mancano di riproporla con un’insospettabile frequenza. In questi giorni mi sono chiesto perché. Perché, di tanti successi degli anni ‘90, 7 seconds sia uno dei più duraturi, al punto quasi di non pagare alcun dazio d’anzianità. Il duetto, il bilinguismo della canzone, la base vagamente trip-hop: tutto già visto, fatto, rifatto. Eppure è innegabile la freschezza che ancora oggi la melodia e l’arrangiamento conservano, con il valore aggiunto della pelle d’oca che il sincopato improvvisato dal senegalese Youssou N’Dour è capace di provocare sulla nostra epidermide.

La risposta alla mia domanda sta proprio in questa capacità straordinaria di emozionare, di lasciare sul nostro corpo tracce tangibili dell’ascolto. 7 seconds non è soltanto un motivetto orecchiabile, scritto per arrivare in cima a una hit-parade. Il pezzo di Youssou N’Dour e Neneh Cherry, al pari di una cantata di Bach, trasuda infatti una spiritualità in grado di far breccia nell’anima di ognuno di noi. E quando ci perdiamo nella voce profonda di Youssou N’Dour o godiamo della perfezione armonica del bridge intonato da Neneh Cherry prima del ritornello, abbiamo la netta percezione della caratura di questa canzone. La stessa che separa un fuoriclasse del pallone da un ottimo giocatore di Serie A.

LINK: testo della canzone, monografia di Ondarock

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Posted by: flavia | Maggio 14, 2008

The Brunettes/Her Hairagami set

Titolo: Her Hairagami set
Autore: The Brunettes
Album: Structures and Cosmetics (2007)

Se pensate che a livello musicale la Nuova Zelanda possa regalarci solo la haka eseguita dalla squadra di rugby prima delle partite vi sbagliate. La smentita arriva da un promettente duo twee pop di Auckland, composto da Heather Mansfield e Jonathan Bree, che si è guadagnato la notorietà aprendo i live di altri gruppi, tra cui Architecture in Helsinki e The Shins (guarda qui).

Questo terzo album, in cui la voce maschile e quella femminile si alternano in perfetta armonia, è una struttura dal make-up raffinato e morbido: suoni sospesi tra sogno e realtà, sfumature elettroniche e psichedeliche, incursioni strumentali dal sapore quasi ancestrale.

L’intro di tastiera in Her Hairagami set si fonde con la voce di Heather che elenca vari stili di acconciatura, come il “claw clip“, “french twist” e “scrunchie“.”Doesn’t she look a million with her hairagami set“, sospira Jonathan, nostalgico ed evanescente. Il tintinnio di uno xilofono ci accompagna fino alla fine della canzone e ci proietta in uno spazio siderale.

Link: pagina su MySpace

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Posted by: jlm | Maggio 13, 2008

Los Saicos / Demolicion

Titolo: Demolicion
Autore: Los Saicos
Album: Demolicion (single 1964 - reissue on CD 2006)

Eccoci a voi con una perla piuttosto alternativa. Dopo i Coldplay poi, ci sembra necessario. Spesso siamo abituati a considere pop e rock come un fenomeno prettamente occidentale (e anglofono) - visione peraltro imposta da regole di marketing e di mercato piuttosto ferree. Forunatamente, la diffusione del web ha gettato luce su piccoli fenomeni locali - dislocati rispetto ai centri principali di produzione musicale - che altrimenti sarebbero destinati all’oblio. I Los Saicos, dalla provincia di Lima (Perù) diventarono una leggenda nazionale negli anni 60, grazie a un garage rock aggressivo ed esplosivo, ben in evidenza sul loro singolo di maggior successo, Demolicion.

I componenti del gruppo dichiararono di essere completamente ignari dell’espolosione del garage statinutensi (ascoltavano piuttosto classici come Beatles e Stones). Tuttavia la loro musica, in cui sono rintracciabili podromi di punk (soprattutto nel canto incredibilmente sgolato e abrasivo), era straordinariamente simile alle tante band fuzzy americane del periodo - la differenza principale risiede nell’uso della lingua: i Los Saicos rimasero fedeli allo spagnolo. La band diventò una specie di mito nazionale su cui si originarono diverse leggende, alimentate anche dalla sua misteriosa e prematura uscita di scena.

Link: pagina Myspace, testo di Demolicion

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Posted by: ricky | Maggio 12, 2008

Coldplay / Don’t panic

Titolo: Don’t panic
Autore: Coldplay
Album: Parachutes (2000)

Prima di diventare un gruppo capace di riempire gli stadi e prima che Chris Martin sposasse Gwyneth Paltrow, i Coldplay erano soltanto l’ultima delle next big thing britanniche. Il loro esordio, Parachutes (2000), conteneva una manciata di canzoni fresche e accattivanti, che univano arrangiamenti scarni e ben congegnati ad un’attitudine malinconica capace di raccogliare l’eredità dei Radiohead di Ok computer. Mentre questi ultimi spiazzavano i fan, aprendo il loro sound a spiazzanti contaminazioni elettroniche, i Coldplay, con perfetto tempismo, sdoganavano al grande pubblico la rarefatta nostalgia dei primi album di Thom Yorke e soci.

Oggi, dopo aver constatato la povertà della proposta musicale dei Coldplay, i critici che avevano salutato Parachutes come il primo grande capolavoro degli anni 2000 fanno finta di non averne mai parlato (se non in termini negativi, of course). La verità è che quei primi 10 brani, pur nella loro levigata compostezza, rimangono un gioiellino di brit-pop. Il punto forte di canzoni come Don’t Panic sono le invenzioni melodiche, esaltate dalla voce duttile e a quel tempo non ancora lagnosa di Chris Martin. Chitarre e sezione ritmica si adeguano all’umore introverso dei pezzi, lavorando in particolare modo sulle scelte timbriche e sugli impasti sonori.

LINK: sito ufficiale, pagina su Myspace

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